Scegliere il prossimo intervento terapeutico non significa trovare la tecnica perfetta. Significa individuare il passo che, in quel momento del percorso, ha il razionale più solido, è comprensibile per la persona ed è realizzabile nel contesto concreto.

La stessa difficoltà può richiedere scelte diverse a seconda della fase del trattamento, degli obiettivi concordati, delle risorse disponibili e di ciò che sta mantenendo il problema. Per questo la decisione non dovrebbe partire da una tecnica preferita, ma da una domanda clinica precisa: che cosa deve cambiare, comprendere o diventare osservabile prima di poter fare il passo successivo?

La scelta nasce dalla formulazione, non dal catalogo delle tecniche

La pratica psicologica basata sulle evidenze integra ricerca disponibile, competenza clinica e caratteristiche, cultura e preferenze della persona. La scelta dell’intervento è quindi un processo di integrazione: nessuno di questi elementi, preso da solo, è sufficiente.

Un intervento supportato dalla letteratura può essere poco adatto se non risponde al meccanismo rilevante nel caso, se arriva in una fase prematura o se non è compatibile con gli obiettivi e le condizioni della persona. Allo stesso modo, un’intuizione clinica plausibile deve poter essere collegata a una formulazione esplicita e a un criterio con cui verificarne l’utilità.

Prima di scegliere, prova a completare questa frase:

“In questo momento ritengo prioritario lavorare su ___, perché ___; mi aspetto di osservare ___ entro ___.”

Se la frase resta vaga, probabilmente serve ancora valutazione. “Lavorare sull’ansia” non indica una direzione operativa; “osservare e modificare la sequenza che porta all’evitamento nelle situazioni concordate” identifica invece un processo su cui è possibile ragionare.

Un metodo in sette passaggi

1. Verifica priorità e sicurezza

Ogni scelta tecnica viene dopo la verifica delle priorità cliniche. Nuovi segnali di rischio, un peggioramento rapido del funzionamento, cambiamenti medici o farmacologici comunicati, eventi critici e condizioni che richiedono un invio possono modificare il piano.

Questa verifica non equivale a ripetere automaticamente la stessa checklist in ogni seduta. Significa chiedersi se le informazioni disponibili sono ancora sufficienti e se il setting, le proprie competenze e le risorse attivabili sono adeguati. Il Codice deontologico degli psicologi italiani richiama responsabilità, autonomia della persona, competenza e attenzione alle conseguenze prevedibili degli atti professionali.

2. Definisci la decisione che devi prendere

“Cosa faccio adesso?” è una domanda troppo ampia. Trasformala in una decisione circoscritta:

  • è necessario approfondire la valutazione o ci sono dati sufficienti per intervenire?
  • il prossimo passo riguarda consapevolezza, acquisizione di una competenza o sperimentazione di un comportamento?
  • è prioritario lavorare sul problema presentato o su un ostacolo al trattamento?
  • serve proseguire, adattare, sospendere o sostituire quanto si sta facendo?

Una buona decisione clinica specifica il bersaglio, la funzione del passo successivo e il momento in cui verrà riesaminato.

3. Aggiorna la formulazione del caso

La formulazione non è una descrizione statica. Deve incorporare ciò che il percorso sta mostrando: eccezioni, reazioni agli interventi, cambiamenti nel contesto, oscillazioni dei sintomi, risorse e difficoltà nella relazione terapeutica.

Puoi rivederla attraverso cinque domande:

  1. Qual è il problema prioritario oggi?
  2. Quali antecedenti o condizioni lo attivano?
  3. Quali risposte lo mantengono nel breve e nel lungo periodo?
  4. Quali risorse o fattori protettivi sono già disponibili?
  5. Quale informazione, se fosse diversa, cambierebbe la mia decisione?

Quest’ultima domanda è particolarmente utile: rende visibili le assunzioni su cui stai costruendo il piano e suggerisce cosa verificare prima di introdurre un nuovo intervento.

4. Collega ogni alternativa a un razionale

Formula due o tre opzioni realistiche, non un elenco infinito. Per ciascuna, annota:

  • quale processo o fattore di mantenimento dovrebbe modificare;
  • quali evidenze o linee guida la sostengono per problemi simili;
  • perché potrebbe essere adatta a questa persona e in questa fase;
  • quali competenze e condizioni richiede;
  • quali limiti, rischi o effetti indesiderati devono essere considerati;
  • quale segnale indichera che sta funzionando o che va rivista.

Le linee guida cliniche vanno collocate nel contesto: offrono un punto di partenza basato sugli studi disponibili, ma non sono prescrizioni rigide e non sostituiscono il giudizio sul singolo caso.

5. Considera fase, disponibilità e preferenze

Un intervento può essere teoricamente coerente e arrivare nel momento sbagliato. Prima di proporlo, valuta se la persona ne comprende lo scopo, se lo considera accettabile e se dispone delle condizioni pratiche ed emotive per partecipare.

La decisione condivisa secondo NICE richiede di spiegare obiettivi, alternative, benefici, rischi e conseguenze, includendo anche la possibilità di non cambiare il piano. Non significa trasferire alla persona una responsabilità tecnica che non le compete; significa costruire una scelta informata che tenga conto di ciò che per lei è importante.

Domande utili possono essere:

  • “Quale di queste direzioni ti sembra più collegata a ciò che vuoi cambiare?”
  • “Che cosa renderebbe questo passo difficile da mettere in pratica?”
  • “Quali dubbi o timori ti suscita questa proposta?”
  • “Come capiremo insieme se ci sta aiutando?”

6. Scegli il passo minimo utile

Non sempre il prossimo intervento deve essere ampio o complesso. Quando l’incertezza è alta, può essere più prudente scegliere un passo circoscritto che produca nuove informazioni senza sovraccaricare il percorso.

Il passo minimo utile può essere:

  • chiarire un episodio rappresentativo;
  • osservare una sequenza in modo più preciso;
  • verificare un’ipotesi con una domanda o un compito concordato;
  • insegnare una competenza preliminare;
  • riparare un’incomprensione nella relazione;
  • raccogliere un indicatore prima di modificare il piano.

Piccolo non significa irrilevante. Significa proporzionato alla formulazione attuale è abbastanza chiaro da poter essere valutato.

7. Definisci in anticipo come rivedere la scelta

Una decisione clinica resta un’ipotesi operativa. Prima di applicarla, stabilisci quali dati osserverai e quando ne discuterai con la persona. Puoi considerare intensità e frequenza del problema, funzionamento, raggiungimento di un obiettivo specifico, esperienza soggettiva, partecipazione e andamento della relazione terapeutica.

La letteratura sul monitoraggio routinario degli esiti e sul feedback suggerisce che i dati diventano più utili quando vengono restituiti, discussi e usati per adattare il trattamento, soprattutto nei percorsi che non procedono come atteso. Un punteggio isolato non decide il trattamento: aiuta a porre domande migliori.

Una scheda rapida per confrontare le alternative

Quando sei indeciso tra più possibilità, usa una scheda di confronto essenziale. Per ogni opzione completa sette campi:

  1. Bersaglio: quale processo o comportamento affronta?
  2. Razionale: quale passaggio della formulazione la rende plausibile?
  3. Evidenze: quali indicazioni pertinenti la sostengono?
  4. Adattamento: come va modificata per caratteristiche, cultura e contesto della persona?
  5. Fattibilità: tempo, setting e risorse sono adeguati?
  6. Condivisione: la persona ne comprende scopo e alternative?
  7. Verifica: quale cambiamento osservabile e in quale intervallo orienterà la revisione?

Se non riesci a compilare razionale o verifica, l’opzione è ancora poco definita. Se emergono criticità su competenza, sicurezza o fattibilità, la priorità potrebbe diventare un approfondimento, un invio o un confronto professionale.

Quando non serve aggiungere una nuova tecnica

Di fronte a un’impasse è facile cercare uno strumento diverso. A volte, però, il problema non è la mancanza di tecniche. Prima di cambiare intervento, verifica se:

  • l’obiettivo è realmente condiviso;
  • la formulazione è aggiornata o si basa su informazioni iniziali;
  • l’intervento è stato compreso e applicato come previsto;
  • esistono ostacoli pratici, culturali o relazionali;
  • la persona sta comunicando disaccordo, sfiducia o sovraccarico;
  • il tempo di osservazione è sufficiente;
  • stai lavorando entro i limiti della tua competenza.

In questi casi può essere più utile rallentare, tornare alla valutazione, discutere apertamente il processo o ricorrere alla supervisione clinica invece di sommare un’altra procedura.

Tre esempi di ragionamento

Il problema è definito in modo troppo generale

Se il bersaglio è “migliorare l’autostima”, prima di scegliere una tecnica occorre specificare situazioni, pensieri, comportamenti e conseguenze osservabili. Il prossimo intervento potrebbe quindi essere di valutazione e formulazione, non ancora di cambiamento.

La persona comprende il razionale ma non agisce

Prima di aumentare la complessità, esplora fattibilità, ambivalenza, aspettative, ostacoli e significato attribuito al compito. Il passo successivo potrebbe consistere nel ridurre la richiesta o nel rinegoziare l’obiettivo.

I dati indicano un andamento inatteso

Non concludere automaticamente che la tecnica sia inefficace. Controlla qualità dell’applicazione, cambiamenti del contesto, eventi recenti, alleanza, comorbilità e adeguatezza della formulazione. Solo dopo confronta prosecuzione, adattamento e alternativa.

Errori frequenti nella scelta

  • Partire dalla tecnica preferita: restringe l’osservazione ai dati che la confermano.
  • Cambiare troppo presto: impedisce di capire se l’intervento aveva il tempo e le condizioni per produrre effetti.
  • Insistere troppo a lungo: confonde coerenza con rigidità e trascura i segnali di mancato progresso.
  • Ignorare le preferenze: riduce comprensione, partecipazione e sostenibilità del piano.
  • Usare solo misure quantitative: i punteggi vanno integrati con funzionamento, esperienza e contesto.
  • Non definire un criterio di revisione: rende difficile distinguere impressioni e cambiamenti osservabili.
  • Confondere supporto AI e decisione clinica: l’organizzazione delle alternative non trasferisce responsabilità allo strumento.

Usare PsyLab per confrontare le alternative

PsyLab può aiutarti a rendere esplicito il ragionamento: organizzare una formulazione de-identificata, mettere a confronto ipotesi, evidenziare informazioni mancanti e preparare domande da valutare. Non sceglie il trattamento e non sostituisce linee guida, competenza, supervisione o confronto con la persona.

Le indicazioni del CNOP sull’uso dell’intelligenza artificiale nella pratica psicologica ribadiscono il carattere strumentale dell’AI, la responsabilità del professionista e la necessità di non inserire nei chatbot dati identificativi o sensibili.

Un prompt prudente può essere:

“Sto valutando il prossimo passo in un percorso psicologico. Usa solo queste informazioni de-identificate: obiettivo concordato, fattori di mantenimento ipotizzati, interventi già provati, risposta osservata e preferenze espresse. Organizza due o tre alternative plausibili. Per ciascuna indica razionale, informazioni mancanti, condizioni di applicabilità, limiti e un criterio di verifica. Non scegliere al mio posto e non formulare diagnosi.”

Il valore dell’output dipende dalla qualità delle informazioni e dalle domande che gli rivolgi. Trattalo come una bozza da controllare, non come una raccomandazione da applicare. Se devi strutturare anche tempi, domande e chiusura, puoi collegare questa valutazione al metodo per preparare la prossima seduta.

Domande frequenti

Da cosa partire per scegliere il prossimo intervento terapeutico?

Si parte dall’obiettivo concordato, dall’aggiornamento della formulazione del caso e dai dati sull’andamento. Solo dopo si confrontano le alternative coerenti con evidenze, preferenze della persona, contesto e competenze del professionista.

Quando conviene modificare l’intervento?

Una modifica va considerata quando il percorso non procede come atteso, emergono nuove informazioni, cambiano le priorità o l’intervento risulta poco comprensibile, praticabile o condiviso. Prima di cambiare tecnica è utile verificare obiettivi, alleanza, aderenza e formulazione.

Quante alternative valutare?

In genere basta confrontare due o tre opzioni clinicamente plausibili. Un elenco molto ampio rende la decisione meno chiara; è più utile esplicitare razionale, benefici attesi, limiti e criterio di verifica di ogni alternativa.

L’intelligenza artificiale può scegliere un intervento terapeutico?

No. Può aiutare il professionista a organizzare informazioni de-identificate e confrontare ipotesi da verificare, ma non sostituisce valutazione, competenza, responsabilità professionale, supervisione o decisione condivisa con la persona.

Confrontati con PsyLab sul caso

Organizza le informazioni de-identificate, confronta possibili direzioni e prepara le domande utili a verificare il prossimo passo. La decisione clinica e la responsabilità restano sempre tue.

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